BBC Wales News online has featured an article about the Arandora Star and the lives lost when it sunk during WWII.
Read the article here: Innocents killed on sunken liner
Article originally by Dave Edwards (walesonline.co.uk)
Dispite being 91 years old, Italian-born Luisa Carpanini loves nothing more than sitting in her cafe chatting to customers.
Luisa, who was born in Bardi, opened the Cardiff Arms Cafe, Bute Street, with her husband Ernesto in 1947.
Ernesto’s family owned a cafe in Abercynon and after getting married they returned to Italy before coming back to Wales and opening the cafe in the Rhondda.
Luisa said “I have lovely memories of those early years in the cafe. Treorchy was a very busy place then and we used to be open all hours, sometimes until two in the morning.
“Everyone would pop in for a gossip and there used to be lots of courting couples who would come here for a cup of coffee.
“Treorchy has gone a lot quieter now and I miss the old times
“The cafe was also known as Ernie’s after my late husband. Over the years I have served three generations of families while behind the counter.”
The cafe is now run by Luisa’s children Gianmarco, Irene, Francesco and Pietro.
Irene said “I should imagine that Luisa is the oldest surviving Italian in the Rhondda. The cafe has been her life and she loves nothing more than sitting here with a cup of coffe chatting to the customers.”
Feature in Gazzetta di Parma
EREDITA’ PRESENZA CHE DURA DA PIU’ DI UN SECOLO
Fu qui che i valcenesi aprirono i «cafes» per ristorare i lavoratori delle miniere
Luca Dombrè
II «Grazie a Dio per gli italiani! Il Galles non sarebbe lo stesso senza di loro». Così parlò Dylan Thomas, il sommo poeta gallese che come nessuno ha saputo comunicare la ruvida e malinconica dolcezza della propria terra.
Uno spicchio di Gran Bretagna pregno di un’identità e una storia spesso ingiustamente misconosciu e, ma il cui fascino ed importanza custodiscono vicende degne di nota. Come, appunto, quella degli italiani emigrati a partire dall’ultimo decennio dell’ 800 nel sud del Galles (che si estende su una superficie di poco inferiore a quella dell’Emilia Romagna) a portare caffè, dolciumi e gelati che addolcissero l’aspra quotidianità delle miniere di ferro e carbone.
Una realtà che si svela ancora più interessante scorrendo i cognomi presenti in questa comunità, tra cui Rabaiotti, Sidoli, Gambarini e Fulgoni, alquanto familiari all’orecchio parmigiano. Questo proprio perché la grande maggioranza di essi proviene originariamente dalla Valceno, in special modo da Bardi e le sue frazioni. Fra questi, i pionieri che introdussero la cultura degli «italian cafes» nei villaggi delle «valleys» del bacino carbonifero furono i cugini Bracchi (passati prima da Londra), nome che venne ad indicare per antonomasia gli esponenti della comunità italiana. Con il loro passionale approccio alla vita e i suoi sacrifici, i «bracchis» si feceo immediatamente ben volere dai gallesi, a cui li assimilava non solo la musicalità dell’accento, ma soprattutto la predisposizione al duro lavoro, la devozione alla famiglia e la loro tipica cordialità, tutte componenti essenziali dell’ultracentenaria presenza bardigiana nell’antica nazione celtica.
In questo senso, la testimonianza di Romeo Basini (presidente del club Amici Valceno Galles, punto di riferimento della comunità) e Aldo Bacchetta (storico dell’eredità italo-gallese e per decenni gestore del «Bacchetta’s Cafè» aperto da suo padre nel 1932 a Porth) è preziosissima e densa di racconti e notizie. Come, ad esempio, l’indicazione che ogni singola miniera (più di una sessantina) era servita da un «coffee shop» italiano a fungere da punto di ristoro per i lavoratori, elemento rivelatore del profondo radicamento degli immigrati nel locale tessuto sociale.
E, guidando attraverso i «villages», balza subito all’occhio come tale presenza non si sia affatto assopita – sebbene l’ultimo sito estrattivo abbia chiuso i battenti proprio poche settimane fa, ma anzi resti ben visibile nelle numerose insegne riportanti cognomi italiani.

Galles: Il carretto dei gelati dei Bracchi in una foto del 1912.

Qui sopra, Aldo Bacchetta con il fratello Renato.
Di questi caffè, Romeo spiega che alcuni non sono più gestiti dai loro fondatori e sono stati rilevati da immigrati di altra provenienza. Eppure il nome dei negozi non viene cambiato esattamente perché parte rassicurante ed imprescindibile del contesto, tanto che si conserva a dispetto della causa che lo aveva originato: servire i lavoratori del principale serbatoio energetico dell’impero britannico.
Mentre le miniere sono oggi archeologia industriale, i «cafes» restano infatti un’istituzione sempreverde. Questa importanza trova un corrispettivo anche a St.Fagans, il museo della civiltà gallese, dove all’ingresso i visitatori sono accolti da un moderno coffee shop chiamato «Bardi».
Di antico e caratteristico non vi è in realtà nulla, però i ritratti di Aldo ed altri «bracchis» dietro ai banconi dei loro negozi, tra caramelle e splendide macchine antiche da caffè, stanno lì a testimoniare, assieme al nome del locale, il prestigio garantito dall’eredità italiana.
Ma la storia dei bardigiani gallesi non è solo nostalgia da cartolina. Per rendersene conto, basta andare in un pub del centro di Cardiff, ad esempio alla fine dell’incontro di rugby tra Galles e Italia. Qui sono almeno una ventina gli affabili ragazzi che vestono il rosso del dragone, ma portano inevitabilmente nel cuore anche l’azzurro della nostra nazionale. Tra loro, Mark Tambini e Romano Marenghi sono una coppia speciale, perché formano l’interessante duo musicale «Jam with Robina» (www.myspace.com/jamwithrobina).
Hanno da poco pubblicato il loro primo album e suoneranno a Bardi attorno alla metà di agosto. Un consueto ritorno, come ogni estate, alla terra d’origine delle loro famiglie, ma anche un omaggio artistico ad essa per ribadire come l’identità dei «welsh-italians» non sia affatto divisa, bensì incarni un patrimonio davvero unico e profondaGalles mente sentito.
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Feature in Gazzetta di Parma
Tifo e orgoglio.Il fascino del Sei Nazioni
Da circa un anno, l’Italia sta vedendo crescere esponenzialmente l’interesse per il rugby. I Mondiali del 2007, ma soprattutto il fascino del Sei Nazioni hanno creato un’attenzione di massa per la palla ovale che c’è da sperare non si esaurisca, come da abitudine nostrana, nella solita infatuazione destinata ad un rapido oblio.
Scenario totalmente opposto in Galles, dove da circa centocinquanta anni questo sport pervade i cuori dell’intera nazione, tanto da essere considerato una sorta di religione. Basta guardare all’attesa frenetica in cui Cardiff ha atteso la gara decisiva del Sei Nazioni contro la Francia sabato scorso, una vittoria che ha significato Grand Slam (cinque vittorie su cinque incontri) e delirio collettivo. Questo attaccamento impetuoso al rugby è spiegabile solamente tenendo presente la storia del paese e lo spirito dei suoi abitanti. Infatti, questa combattività sul campo di gioco rappresenta una sublimazione dell’ostinato orgoglio con cui i gallesi si sono da sempre difesi contro gli invasori, specie gli inglesi.
Passione Un tifoso gallese e uno italiano brindano prima di un match.
Una rivalità che per fortuna non conosce affatto tragiche tensioni come ad esempio quelle dell’Irlanda del Nord, ma che permane in diversi aspetti della cultura locale. E’ sufficiente pensare che in gallese moderno, lingua di origine celtica, gli inglesi sono definiti «saeson» (sassoni), termine che rievoca secoli lontani di conquiste, mentre la stessa parola «Galles» è invece inglese, tratta da una radice germanica che significa «straniero».
Già da questo si può capire come il rugby non possa prescindere da questo clima culturale in cui l’identità è essenziale, ma dove, va sottolineato, l’antagonismo si risolve pacificamente nella contesa sportiva. Questo perché il nazionalismo gallese costituisce una sana e fiera rivendicazione del proprio patrimonio identitario, piuttosto che un veicolo di odio per l’altro.
Difatti, giovialità e ironia sono le qualità che meglio caratterizzano il popolo gallese, come è facile notare per le strade di Cardiff durante un qualunque «match day» che veda impegnata la nazionale
Dunque, ardore e sacrificio sposati alla correttezza e all’accettazione serena dell’esito della sfida.
Una vera e propria corrispondenza antropologica tra la peculiarità dei gallesi e lo spirito fondante del rugby, matrimonio che rende perciò ben chiaro perché questo sport sia così inestricabilmente radicato nell’anima di questa terra e della sua gente. L. Do.
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Feature in Gazzetta di Parma
STORIA A CARDIFF BRUNA CHEZZI STUDIA L’EREDITA’ ITALO-GALLESE
La giovane studiosa reggiana su questo tema sta svolgendo un dottorato di ricerca
A Cardiff vive e lavora anche una ragazza originaria della bassa reggiana. Qui Bruna Chezzi insegna italiano da circa 7 anni, dopo essersi laureata in Lingue all’Università di Parma. Coinvolta nelle iniziative dell’associazione Amici Valceno Galles, il suo interesse per il tema dell’emigrazione italiana in queste terre non si limita solo a questa adesione, ma si traduce in vero e proprio impegno accademico.

Identità La studiosa Bruna Chezzi con Romeo Basini (a sinistra) e Aldo Bacchetta.
Bruna sta infatti svolgendo un dottorato di ricerca che tratta dell’eredità italo-gallese, in particolare di come come questa «è stata costruita e si è sviluppata all’interno di questa comunità e come viene costantemente negoziata», spiega. Fulcro del suo lavoro è l’identità, elemento che si può esprimere in diverse forme: nazionale, etnica, religiosa, individuale, collettiva, ecc. Le fonti utili a questa analisi sono le più disparate, «dalle interviste agli italo-gallesi alla memorialistica, passando per le loro manifestazioni sociali d’identità come ad esempio la fede cattolica o la cultura del bar».
Un lavoro che va dunque in profondità e studia anche la letteratura anglo-gallese, vista dagli italiani come veicolo prediletto di espressione della loro cultura e in cui la loro presenza è costantemente raccontata, a dimostrare come essa sia «parte fondamentale della storia di questo paese».
Pionieri.Della ristorazione

Caffè e gelati italian style
Un tipico negozio gestito da italiani nel sud del Galles. Se si visita oggi il Paese britannico non è raro incontrare insegne che – come nel caso della foto d’epoca qui sopra – riportano a cognomi molto comuni nella nostra provincia.
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Feature in Gazzetta di Parma
Testimonianza: Bruna Chezzi vive a Cardiff da sei anni
Nell’albergo di Blackwood gli emigranti si sono trovati per gli auguri natali
Anovembre, le luci di Natale illuminano già le strade di Cardiff e addobbano le case dei gallesi. I negozi e le gallerie di Queen Street e St Mary Street abbondano di regali, e la gente affolla le strade della capitale per acquistare l’ultima novità.
Nelle valli della Rhondda la vita continua piu` o meno regolarmente negli ormai pochi caffe` e nei negozi di fish and chips gestiti da famiglie di origine italiana. Ma per i membri della società Amici Val Ceno Galles c’è stato un impegno ulteriore: la preparazione della tanto attesa e amata cena natalizia di fine novembre, a cui ogni anno partecipano quasi 200 membri della comunità italo-gallese. La cena e la serata di intrattenimento vengono organizzate in un esclusivo albergo sulle colline di Blackwood, a 40 minuti di autostrada a nord di Cardiff.
Da sei anni mi trovo nella capitale per lavoro e per studio. Da un po’ di tempo faccio ricerca universitaria sul significato dell’identità culturale italo- gallese e come essa è rappresentata dal punto di vista sociale ed anche letterario. Essendo io stessa di origini emiliane e avendo studiato all’Università di Parma, il mio interesse per la comunità italo- gallese assume un significato personale oltre che accademico. Conosco bene gli Amici Val Ceno Galles, in particolare il presidente Romeo Basini e alcuni membri del Comitato, tra cui Aldo Bacchetta e Dino Carpanini! Partecipo con grande entusiasmo ed allegria ad alcune delle loro iniziative per promuovere l’incontro delle due culture, quella gallese e quella italiana.
E così, come potevo mancare anche quest’anno alla grande cena natalizia a Blackwood! Quale migliore occasione per incontrare vecchi e nuovi amici, in compagnia di un buon bicchiere di vino o una pinta di birra, davanti ad un menù preparato con passione dai cuochi del Comitato, un menù a metà tra la cucina gallese e quella italiana, e naturalmente tanta musica italiana, ballo liscio e persino una lotteria di beneficenza!
Durante questi anni ho imparato che la cena è anche l’oc – casione per presentare qualche novità, una sorpresa o un annuncio importante. Quest’anno, durante la cena del 26 novembre scorso, gli Amici Val Ceno Galles hanno voluto attirare l’attenzione dei più giovani, invitando il gruppo Jam with Robina. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età! Così, mentre Mark Tambini e Romano Marenghi suonavano dal vivo alcune canzoni dal loro nuovo album Vision of a Runic, i veterani assaporavano la prospettiva di una meritata vacanza primaverile al seguito del Cwmbach Male Choir.
Il prestigioso coro gallese, riconosciuto a livello internazionale, si esibirà infatti a Bardi il 31 maggio, e sarà tra l’altro un’oc – casione per ricordare alcuni membri defunti della società Amici Val Ceno Galles. Chissà quale altro piacevole momento ci riserveranno l’anno prossimo!
Allora, dopo la bella serata in compagnia e questa rassegna, non mi resta che dire: Cari amici gallesi e italiani o italo- gallesi che dir si voglia…gra – zie di cuore e alla prossima!
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